L'abbraccio impossibile fra Giacobbe ed Esaù

Davide Assael

Abstract


L’ideale della fratellanza è fra i centrali dell’Antico Testamento, come si può evincere dalla portata decisiva dei rapporti fra fratelli nell’economia del testo biblico. Il fratello rappresenta la prima figura dell’alterità con cui l’individuo si trova a dover stabilire vincoli di relazione, offrendo la matrice per i futuri schemi relazionali. La Torah ebraica propone una serie di coppie di fratelli, anche precedenti, sempre nell’economia del racconto, a quella su cui ha posto l’attenzione la mia ricerca; ho scelto di concentrarmi sulla relazione Giacobbe-Esaù perché momento del compimento dell’identità israelita (Giacobbe muta il suo nome in Israele in conseguenza della lotta con l’angelo), concludendo il percorso identitario dei patriarchi inaugurato dalla persona di Abramo. Se con quest’ultimo l’ebraismo si limitava ad un’azione critica rispetto alle culture precedenti, con Giacobbe si pone il problema della possibilità che possa tradursi come fondamento di un nuovo sistema sociale. Ulteriore motivo alla base della mia scelta è la specificità di questa relazione: a differenza delle precedenti, la relazione Giacobbe-Esaù è gemellare, indicando un legame costitutivo con cui l’identità ebraica si trova ciclicamente a confrontarsi. Se, volgendo lo sguardo alla sola generazione precedente, Isacco e Ismaele sono chiamati ad integrare diverse forme di civiltà, in quanto Ismaele è figlio di una principessa egizia, Giacobbe ed Esaù sono partoriti da una stessa madre, svelando significati intrinseci che si chiariranno nel momento in cui il primo farà ritorno a casa e dovrà confrontarsi con quella che il testo definisce “la rabbia di Esaù”.

 

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